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L’intelligenza artificiale non sta solo cambiando il lavoro: sta mettendo in crisi l’intera classe degli impiegati.

Secondo il futurologo Martin Ford, l’AI e la robotica sono destinate a colpire prima di tutto i colletti bianchi, mettendo in crisi milioni di impiegati che svolgono mansioni ripetitive davanti a un computer. Il problema non è l’automazione “di base”, ma il fatto che gli algoritmi stanno raggiungendo e in molti casi superando le capacità cognitive di lavoratori con competenze nella media. Il risultato è una contrazione drastica dello spazio professionale in cui l’essere umano resta davvero competitivo. Molti ruoli tradizionali potrebbero semplicemente scomparire. Paradossalmente, chi lavora con le mani oggi è più al sicuro. Mestieri manuali specializzati come elettricisti e idraulici restano difficili da automatizzare, mentre la robotica fatica ancora a sostituire l’adattabilità e l’affidabilità umana nel mondo reale. In questo scenario, l’AI non elimina il lavoro in modo uniforme: schiaccia il lavoro medio, lasciando spazio solo a due estremi. Da una parte poche figure ad alta creatività, responsabilità e capacità relazionali; dall’altra professioni pratiche difficili da replicare. In mezzo, il cuore della classe impiegatizia rischia di diventare superfluo.

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