Tempi moderni
Tempi moderni
Dal The New Yorker's Daily Cartoon, vignetta di Jon Adams
Tempi moderni
Dal The New Yorker's Daily Cartoon, vignetta di Jon Adams
è passato già 1 anno intero da quando è nato il progetto #slowsurf, il cui scopo era quello di parlare di internet e delle sue problematicità, del #digialminimalism e #digitaldetox, della dipendenza dai social network.
A un anno di distnza, tuttavia, il risultato non è stato quello sperato. Per questo motivo oggi slowsurf riparte da qui.
@internet @filippodb @devol @[email protected]
https://open.substack.com/pub/slowsurf/p/slowsurf-un-anno-dopo
Giorno #30
Viviamo sommersi da possibilità, stimoli e occasioni infinite, tanto da essere ingestibili. L’illusione moderna ci fa credere che fare di più significhi vivere meglio, ma accade l’opposto: più accumuliamo, meno comprendiamo ciò che conta davvero.
Scegliere meno significa recuperare la facoltà di dire no a ciò che ci drena, a ciò che frammenta la nostra attenzione.
L’essenzialità non è rinuncia, ma lucidità.
Giorno #29
Per quanto la tecnologia ci permetta di essere sempre in contatto, non riesce a replicare la qualità del sentirsi insieme davvero.
La presenza umana non è solo condivisione di spazio, ma un ritmo comune, un respiro che si accorda, energie che si incontrano senza mediazioni digitali.
La connessione collega dispositivi, non persone. Per questo, da sola, non basta a costruire empatia, profondità, intimità.
Giorno #28
Nella nostra società uno dei grandi fattori di destabilizzazione è la confusione dei significati: scambiamo il progresso con l’accelerazione, la produttività con la disponibilità continua, l’efficienza con l’assenza di pause.
Ma il vero avanzamento non avviene aggiungendo attività: avviene quando impariamo a interromperle.
Dire “basta” non è un fallimento, è un atto di cura; non un passo indietroma uno nella direzione giusta.
Giorno #27
Per quanto gli spazi digitali possano essere curati, gentili e ispiranti, non potranno mai sostituire la quiete che nasce dal contatto diretto con noi stessi e con gli altri.
Online possiamo trovare informazioni, opinioni, persino legami, ma non la pace.
La pace richiede lentezza, silenzio, profondità, ciclicità: tutte qualità incompatibili con ecosistemi progettati per l’immediatezza e la frenesia.
Giorno #26
Viviamo sotto una pressione silenziosa e costante di rimanere sempre al passo. Tutto ci spinge a credere che essere aggiornati sia un dovere.
Ma aggiornamento e presenza non coincidono.
L’aggiornamento riguarda il mondo esterno; la presenza, quello interno.
Non serve sapere tutto per vivere bene; serve esserci quando accade ciò che ci riguarda.
Giorno #25
La nostra mente è come l’acqua di un lago: finché la superficie è increspata, il fondo rimane invisibile.
Il rumore digitale e l’accumulo di stimoli superflui creano onde continue che distorcono ciò che siamo.
Per guardarci davvero dentro non servono nuovi strumenti o app, ma quiete.
Nella calma intenzionale i pensieri si chiariscono, le idee si fanno limpide e ciò che è essenziale riemerge dal fondo della nostra mente.
Giorno #24
Nel XXI secolo l’infinito non è più un concetto astratto: lo teniamo in mano ogni volta che scrolliamo.
Lo scorrimento senza fine trasforma l’intrattenimento in una maratona emotiva. L’ansia nasce proprio lì: nell’assenza di un punto d’arrivo.
Ogni nuovo contenuto promette aggiornamento e distrazione, ma lo scroll non è un passatempo innocuo: è un meccanismo studiato per prosciugare la nostra stabilità emotiva.
Giorno #23
Viviamo in un’economia costruita sul furto silenzioso della nostra attenzione. Non è che non sappiamo più concentrarci, ma abbiamo dimenticato come si fa.
Ciò che consumiamo ogni giorno non vuole informarci né arricchirci ma solo trattenerci.
Ribellarsi, oggi, significa difendere i nostri spazi cognitivi, custodire la nostra attenzione come il bene più prezioso che abbiamo dopo la vita stessa.
@fucinafibonacci @internet @filippodb @diggita sono contento che hai modificato il tuo commento abbassando i toni. Avrai sicuramente notato, dopo aver scritto, che cito tutte le persone di cui ho condiviso le frasi (con tanto di fotografia), ma non hai forse notato che non ho chiesto alcun tipo di pagamento per nessun tipo di contenuto
Giorno #22
In un mondo che misura il valore in click, like e visualizzazioni, il silenzio è diventato un atto rivoluzionario.
Quando rallentiamo, la mente smette di reagire al rumore esterno e torna ad agire secondo il proprio ritmo. Le nostre idee trovano, finalmente, lo spazio per emergere.
Non è fuga dal mondo: è un ritorno.
Un modo più meditato di condividere, di ascoltare, di essere presenti.
Finalmente ci siamo!
Ecco la novità importante: #Slowsurf sbarca su Substack!
https://slowsurf.substack.com/
Per chi non la conoscesse Substack è una casa accogliente per contenuti lenti e pensieri lunghi, lontana dalla logica frenetica dei social.
L'iscrizione, ça va sans dire, è e sarà sempre gratuita, e tramite la piattaforma potremo approfondire tematiche particolari che richiedono maggior tempo e concentrazione.
Perciò iscrivetevi e condividete! 🐢
Giorno #21
Nell’epoca dell’informazione onnipresente, non siamo più definiti da quanto accumuliamo, ma da ciò che scegliamo di lasciare entrare nella nostra mente. Dire di no diventa un atto di lucidità.
Filtrare non significa chiudersi: significa prendersi cura del proprio spazio mentale, proprio come un giardiniere seleziona i semi del suo orto.
Solo un’attenzione focalizzata trasforma il rumore in conoscenza.
in 20 giorni, solo cinque in più dall'ultimo traguardo segnato, ecco che siamo raddoppiati.
Sono davvero contento che la famiglia di @slowsurf 🐢 stia crescendo così rapidamente, contro ogni mia più rosea aspettative, è un segnale importante.
Sapevo che molti come me condivido preoccupazione su come viviamo il nostro rapporto quotidiano con la rete, e questi numeri lo dimostrano.
Domani condividerò una novità per festeggiare.
Nel frattempo grazie a tutti del supporto
Giorno #20
Il mondo ci misura in megabit al secondo, e ci dimentichiamo che la qualità della nostra vita dalla pace interiore con cui viviamo.
La velocità è illusoria, la calma ci rende presenti. Un’anima tranquilla vede più lontano e ascolta più profondamente di qualsiasi connessione ultrarapida.
Rallentare significa recuperare una forza che nessun algoritmo potrà mai darci
La calma è la vera banda larga dell’essere umano.
Giorno #19
Velocità, multitasking, iperreattività: ci vantiamo di quanto corriamo, come se fosse una gara.
Più siamo oberati, più sembriamo “in linea” con ciò che la società si aspetta.
Fermarsi anche pochi minuti al giorno è un atto di coraggio: significa accettare il non fare, ascoltare il proprio respiro, lasciare che la produttività smetta di essere la misura del nostro valore.
Essere non è un traguardo, ma una pratica quotidiana.
Giorno #18
Ogni notifica che riceviamo è una particella sottile che satura l’aria mentale che respiriamo.
Non le scegliamo, non le chiediamo, eppure arrivano, costanti, invisibili, invadenti.
Ogni vibrazione ci sottrae attenzione e frammenta la nostra libertà.
Non possiamo fuggire dal mondo digitale, ma possiamo imparare a filtrarlo, riconoscendo ogni volta il momento in cui scegliere se cedere o restare presenti.
«Leggi l’ora senza ricordarti che hai 1249 email non lette»
Così esordisce questa pubblicità di Timex che ci invita a riscoprire il valore del tempo scollegato.
È interessante vedere come sempre più aziende sfruttino il linguaggio del digital detox nelle loro campagne pubblicitarie. Ma è veramente tutto oro quello che luccica?
Nei prossimi giorni uscirò con un long form legato proprio a questo tematica.
Voi cosa ne pensate?
Giorno #17
Essere costantemente immersi in un flusso di contenuti digitali ha lentamente soffocato la nostra immaginazione.
L’isolamento è il fertilizzante della creatività.
Quando lasciamo spazio alla mente di vagare senza stimoli esterni, nascono pensieri autentici.
Nel silenzio le intuizioni affiorano come iceberg.
La creatività, dopotutto, ha i suoi tempi per germogliare; silenzio e concentrazione sono la sua luce e la sua acqua.